23/01/2012
Un perché personale a Uomini E Città
Proviamoci. Partiamo da qui:
«Il destino di una città può formare il carattere di una persona».
Questa frase è rimasta sospesa, galleggiante a mezz'aria per molto tempo. Lo straordinario libro di Orhan Pamuk Istanbul segnato e sfinito dalla mia lettura - orecchiette agli angoli alti ma anche a quelli bassi, interi periodi sottolineati con matite dal tratto doppio - aveva terminato il suo lavoro da un pezzo.
Perché anche i libri devono fare bene il proprio lavoro, lasciarsi comprendere, spiegarsi e riuscire a farsi leggere dall'inizio alla fine (quest'ultima cosa non vale per me che nei confronti della Letteratura soffro di una sorta di senso di colpa cattolico per cui una volta iniziato un qualsiasi libro devo leggerlo tutto). I migliori, quelli che in assoluto fanno il loro lavoro in modo impeccabile, illuminano qualsiasi tipo di spazio.
Qualche mese dopo ho preso Istanbul dalla libreria, l'ho ficcato in uno zaino e sono partito con un caro amico - complice un ottimo sconto sul biglietto aereo - e a Istanbul ci siamo andati per davvero. Se una serie di coincidenze vi mettessero nella condizione di:
a) leggere un libro meraviglioso che come tema ha il rapporto di un grande scrittore con la propria città.
b) trovare uno sconto sul biglietto aereo proprio per quella città.
c) avere un compagno di viaggio all'altezza della situazione.
Non fatevi sfuggire quell'occasione.
Camminando per le strade incantevoli di Istanbul con il libro sotto braccio ho seguito alcune delle indicazioni di Pamuk. E più pensavo al rapporto che Pamuk ha con la sua città più pensavo al rapporto che io ho con la mia città. Più leggevo del suo sentirsi in bilico - e di come questo sentimento fosse condiviso dalla gran parte della popolazione della storica capitale - tra oriente ed occidente, più riflettevo su quanto in me fosse determinato dal posto in cui vivo.
Nel capitolo venticinquesimo, lo scrittore turco spiega che tutti ci preoccupiamo dell’impressione che gli altri possono avere di noi. Sia come individui che come società questo aspetto ci preoccupa. Ma se questa preoccupazione arriva a dimensioni tali da assumere connotati problematici, tanto da confondere la realtà, l’individuo e la società, hanno un nodo importante da sciogliere.
La mia attenzione si stava spostando dal riflettere sui problemi della mia città, dalla sua storia e dal suo destino al mio carattere, alle mie forme di pensiero, alle mie priorità, addirittura ai miei atteggiamenti, a ciò che essa in parte aveva determinato.
La domanda è: quanto la mia città ha determinato il mio carattere? Se avessi una risposta di certo non me la giocherei al primo turno, non con il primo post, ma vi assicuro che una risposta non ce l’ho. Non ancora almeno.
...
Istanbul - Orhan Pamuk, Einaudi
«Il destino di una città può formare il carattere di una persona».
Questa frase è rimasta sospesa, galleggiante a mezz'aria per molto tempo. Lo straordinario libro di Orhan Pamuk Istanbul segnato e sfinito dalla mia lettura - orecchiette agli angoli alti ma anche a quelli bassi, interi periodi sottolineati con matite dal tratto doppio - aveva terminato il suo lavoro da un pezzo.
Qualche mese dopo ho preso Istanbul dalla libreria, l'ho ficcato in uno zaino e sono partito con un caro amico - complice un ottimo sconto sul biglietto aereo - e a Istanbul ci siamo andati per davvero. Se una serie di coincidenze vi mettessero nella condizione di:
a) leggere un libro meraviglioso che come tema ha il rapporto di un grande scrittore con la propria città.
b) trovare uno sconto sul biglietto aereo proprio per quella città.
c) avere un compagno di viaggio all'altezza della situazione.
Non fatevi sfuggire quell'occasione.
Camminando per le strade incantevoli di Istanbul con il libro sotto braccio ho seguito alcune delle indicazioni di Pamuk. E più pensavo al rapporto che Pamuk ha con la sua città più pensavo al rapporto che io ho con la mia città. Più leggevo del suo sentirsi in bilico - e di come questo sentimento fosse condiviso dalla gran parte della popolazione della storica capitale - tra oriente ed occidente, più riflettevo su quanto in me fosse determinato dal posto in cui vivo.
Nel capitolo venticinquesimo, lo scrittore turco spiega che tutti ci preoccupiamo dell’impressione che gli altri possono avere di noi. Sia come individui che come società questo aspetto ci preoccupa. Ma se questa preoccupazione arriva a dimensioni tali da assumere connotati problematici, tanto da confondere la realtà, l’individuo e la società, hanno un nodo importante da sciogliere.
La mia attenzione si stava spostando dal riflettere sui problemi della mia città, dalla sua storia e dal suo destino al mio carattere, alle mie forme di pensiero, alle mie priorità, addirittura ai miei atteggiamenti, a ciò che essa in parte aveva determinato.
La domanda è: quanto la mia città ha determinato il mio carattere? Se avessi una risposta di certo non me la giocherei al primo turno, non con il primo post, ma vi assicuro che una risposta non ce l’ho. Non ancora almeno.
...
Istanbul - Orhan Pamuk, Einaudi
Di Alessio Strazzullo il 23/01/2012 alle 18:42


