01/02/2012
Il cinquemila centocinquanta seiesimo cittadino
Un po’ di tempo fa ho avuto modo di ascoltare il fondatore di Città di Partenope. Cos’è?
Quando parliamo di comunità virtuali in molti storciamo il naso, abbiamo difficoltà a credere che una comunità possa crescere e ottenere risultati attraverso un luogo non fisico - e su questo ci sarebbe molto da discutere -, possa veicolare un discorso serio e regolamentato - ed anche su questo ci sarebbe molto da discutere - e soprattutto riuscire a penetrare la dura scorza del mondo fatto di piazze reali che viviamo e di muri che non riusciamo ad abbattere.
Si tratta di regole semplici, basate su senso civico, rispetto degli altri e degli spazi di tutti.
Ad esempio: Penso alla mia città come fosse il mio salotto e ne ho cura come ho cura per casa mia.
Oppure: Rispetto ogni tipo di fila ed attendo pazientemente il mio turno.
Oppure: Non parcheggio in seconda fila né sui marciapiedi.
Poi c’è il codice etico dedicato alle regole dell’Impresa Partenopea, cioè a tutti i cittadini di Partenope, che oltre ad essere cittadini portano avanti un esercizio commerciale. Ad esempio: Rilascio sempre scontrino, ricevuta fiscale o fattura, anche se il cliente non ne fa esplicita richiesta. Oppure: Non collaboro ad alcuna forma di racket.
Quali sono gli obiettivi? Sono 4. Combattere il malcostume, farci buona pubblicità, sapere quanti siamo, dare più voce ai cittadini.
Se il web rappresenta una possibilità per cambiare il concetto di cittadinanza, o per migliorare il senso civico dei cittadini, la creazione di una città virtuale può attivare il cambiamento nell’altra città, quella reale, quella in cui dobbiamo vivere.
Una comunità come quella di Partenope, che fa gruppo intorno a regole basilari che non limitano la libertà individuale ma vietano l’utilizzo egoistico e privato della città e degli spazi di tutti, non fa altro che ribadire che il tempo dedicato a rispettare le regole del vivere civile - ed insegnarle, anzi condividerle - non è mai tempo sprecato.
(I cittadini sono appena diventati 5156)
Quando parliamo di comunità virtuali in molti storciamo il naso, abbiamo difficoltà a credere che una comunità possa crescere e ottenere risultati attraverso un luogo non fisico - e su questo ci sarebbe molto da discutere -, possa veicolare un discorso serio e regolamentato - ed anche su questo ci sarebbe molto da discutere - e soprattutto riuscire a penetrare la dura scorza del mondo fatto di piazze reali che viviamo e di muri che non riusciamo ad abbattere.
Dicevo, qualche tempo fa ho ascoltato un discorso di Claudio Agrelli, responsabile di Agrelli&Basta, pubblicitario, che sul web ha fondato una città virtuale. La città si chiama Partenope ed è una Napoli più piccola, con meno abitanti (al momento sono 5155), ma che da sempre si comportano in un certo modo, accettano una serie di regole e le rispettano. Anzi, speriamo non tutti da sempre, speriamo che qualcuno abbia cominciato a rispettarle dopo essere diventato cittadino di Partenope.
Si tratta di regole semplici, basate su senso civico, rispetto degli altri e degli spazi di tutti.
Ad esempio: Penso alla mia città come fosse il mio salotto e ne ho cura come ho cura per casa mia.
Oppure: Rispetto ogni tipo di fila ed attendo pazientemente il mio turno.
Oppure: Non parcheggio in seconda fila né sui marciapiedi.
Poi c’è il codice etico dedicato alle regole dell’Impresa Partenopea, cioè a tutti i cittadini di Partenope, che oltre ad essere cittadini portano avanti un esercizio commerciale. Ad esempio: Rilascio sempre scontrino, ricevuta fiscale o fattura, anche se il cliente non ne fa esplicita richiesta. Oppure: Non collaboro ad alcuna forma di racket.
Quali sono gli obiettivi? Sono 4. Combattere il malcostume, farci buona pubblicità, sapere quanti siamo, dare più voce ai cittadini.
Se il web rappresenta una possibilità per cambiare il concetto di cittadinanza, o per migliorare il senso civico dei cittadini, la creazione di una città virtuale può attivare il cambiamento nell’altra città, quella reale, quella in cui dobbiamo vivere.
Una comunità come quella di Partenope, che fa gruppo intorno a regole basilari che non limitano la libertà individuale ma vietano l’utilizzo egoistico e privato della città e degli spazi di tutti, non fa altro che ribadire che il tempo dedicato a rispettare le regole del vivere civile - ed insegnarle, anzi condividerle - non è mai tempo sprecato.
(I cittadini sono appena diventati 5156)
Di Alessio Strazzullo il 01/02/2012 alle 01:16


